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Parola di...

"... Ebbene, da quando giro solitario per il mondo, ho avuto innumerevoli vicini; di sopra e di sotto, di destra e di sinistra, a volte le quattro specie insieme. Potrei scrivere semplicemente la storia dei miei vicini; impiegherei la vita. Sarebbe piuttosto la sto­ria dei fenomeni morbosi che hanno causato in me; ma essi hanno in comune con tutti gli esseri simili la particolarità di rivelarsi solo nei disturbi che provocano in certi tessuti.

Ho avuto vicini imprevedibili e altri molto nor­mali. Mi sono seduto e ho cercato di trovare la leg­ge dei primi; perché era chiaro che anch'essi ne avevano una. E quando i puntuali una sera non rientravano, andavo rappresentandomi cosa poteva essere loro accaduto, e lasciavo ardere la mia lam­pada e mi angustiavo come una giovane sposa. Ho avuto vicini pieni di odio e vicini presi da un amo­re violento; provai pure che nel cuore della notte passavano da uno stato all'altro, e naturalmente non potevo più pensare a dormire. Potei allora no­tare come, in genere, il sonno non sia frequente quanto si crede. I miei due vicini di Pietroburgo, per esempio, non davano molta importanza al sonno. Uno stava in piedi e suonava il violino, e sono certo che nello stesso tempo guardava nelle case di­rimpetto, troppo deste, che non cessavano di essere chiare, in quelle inverosimili notti di agosto. Quan­to all'altro di destra, so comunque che era coricato; al tempo mio, non si alzava più. Teneva persino gli occhi chiusi; ma non si poteva dire che dormisse. Stava sdraiato e recitava lunghe poesie, poesie di Puškin e di Nekrasov, con la cadenza dei bimbi quando, richiesti, dicono una poesia".

 

tratto da:
Rainer Maria Rilke (1875-1926), I quaderni di Malte Laurids Brigge, Adelphi

 

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