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Parola di..."... Ebbene, da quando giro solitario per il mondo, ho avuto innumerevoli vicini; di sopra e di sotto, di destra e di sinistra, a volte le quattro specie insieme. Potrei scrivere semplicemente la storia dei miei vicini; impiegherei la vita. Sarebbe piuttosto la storia dei fenomeni morbosi che hanno causato in me; ma essi hanno in comune con tutti gli esseri simili la particolarità di rivelarsi solo nei disturbi che provocano in certi tessuti. Ho avuto vicini imprevedibili e altri molto normali. Mi sono seduto e ho cercato di trovare la legge dei primi; perché era chiaro che anch'essi ne avevano una. E quando i puntuali una sera non rientravano, andavo rappresentandomi cosa poteva essere loro accaduto, e lasciavo ardere la mia lampada e mi angustiavo come una giovane sposa. Ho avuto vicini pieni di odio e vicini presi da un amore violento; provai pure che nel cuore della notte passavano da uno stato all'altro, e naturalmente non potevo più pensare a dormire. Potei allora notare come, in genere, il sonno non sia frequente quanto si crede. I miei due vicini di Pietroburgo, per esempio, non davano molta importanza al sonno. Uno stava in piedi e suonava il violino, e sono certo che nello stesso tempo guardava nelle case dirimpetto, troppo deste, che non cessavano di essere chiare, in quelle inverosimili notti di agosto. Quanto all'altro di destra, so comunque che era coricato; al tempo mio, non si alzava più. Teneva persino gli occhi chiusi; ma non si poteva dire che dormisse. Stava sdraiato e recitava lunghe poesie, poesie di Puškin e di Nekrasov, con la cadenza dei bimbi quando, richiesti, dicono una poesia".
tratto da:
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| ultima modifica: 9 maggio 2005 | ||||||||||||||||||